Nel tempo forte dell’Avvento, quando la Chiesa si prepara ad accogliere la luce del Natale, la Caritas Diocesana di Civita Castellana promuove un evento significativo: l’“Avvento di carità”.
Con questa iniziativa viene rilanciata una chiamata alla solidarietà concreta, alla comunità cristiana perché risponda alle esigenze di quanti sono nel bisogno e perché sostenga progetti che incarnano – con occhi e mani – il Vangelo della misericordia.
L’obiettivo è duplice: da un lato ampliare e rafforzare le opere caritative della Diocesi a favore di poveri, anziani, fragili e svantaggiati; dall’altro far convergere l’attenzione su due specifiche iniziative che rappresentano segni concreti della Provvidenza e della comunità — la casa di riposo per sacerdoti soli e ammalati, e i progetti socio‐assistenziali Antenna 00100 e Antennina 00100, vere opere-segno della Diocesi e semi di rinascita per i giovani più fragili.
Perché l’Avvento di carità
L’Avvento è tempo di attesa e di speranza: ricordiamo l’attesa del Messia, e siamo chiamati a “preparare la via” (Lc 3,4) non solo nel silenzio personale ma anche nella concreta attenzione verso gli ultimi.
L’evento della Caritas Diocesana vuole essere un invito a tradurre la fede in azione, a non lasciare che il Natale resti solo una festa di parole, ma che diventi un segno di comunità che soccorre, accoglie e accompagna.
La raccolta e il contributo che l’evento chiede serviranno a potenziare le attività caritative già strutturate dalla Diocesi, a garantire che quei gesti semplici di accoglienza — un pasto, un ascolto, una casa — siano accessibili a quanti faticano.
Ma, ancora di più, vogliono dare sostegno a iniziative che guardano oltre il bisogno immediato, operando per una rigenerazione, una speranza, un futuro.
Nel contesto della Diocesi di Civita Castellana ciò assume un valore particolare: dare risposta ai poveri e ai fragili significa abitare in modo credibile la dimensione della promozione sociale e della carità come impegno comunitario, non solo come assistenza.
“Servire chi ha Servito”
Fra le priorità individuate dalla Diocesi, una risalta per la sua forte valenza simbolica e pastorale: la realizzazione di una casa di riposo per sacerdoti soli o malati.
In un tempo in cui molti ministeri sono gravosi, in cui la disponibilità, la dedizione e l’essere “per gli altri” sono costanti, questa iniziativa vuole far emergere un principio semplice e grande: servire chi ha servito.
La Caritas, in accordo con la Curia e con la Diocesi, intende attivare una struttura che accolga sacerdoti in situazione di solitudine, fragilità o malattia: un luogo di residenza o di soggiorno, un “porto sicuro” in cui ritrovare comunità, preghiera, riposo, cura.
Il progetto prevede ambienti accessibili, momenti di comunione, assistenza sanitaria e spirituale, e vuole essere un segno di gratitudine e di fraternità per chi ha donato la vita al Vangelo.
L’appello dell’Avvento di carità si rivolge dunque a chi vuole dare un segno concreto di riconoscenza e di sostegno: non solo destinando risorse, ma partecipando a una cultura della cura che diventa linguaggio di fede. Perché nella Chiesa ciascuno «pianta» e «coltiva», ma anche chi ha piantato merita frutti, riposo e comunità.
Questo elemento – umile ma potente – fa di questa iniziativa non solo un’opera di assistenza, ma un gesto di Chiesa, un segno di comunione che ricuce legami tra generazioni e restituisce dignità al servizio pastorale.
“Semi di speranza e rinascita”
Accanto al sostegno ai sacerdoti, l’Avvento di carità sostiene una grande opera segno della Diocesi, fatta di vita, lavoro e speranza: i progetti Antenna 00100 e Antennina 00100.
Due realtà socio-assistenziali nate per accogliere e accompagnare giovani in condizioni di fragilità, che rappresentano oggi semi di rinascita piantati nella terra viva della nostra Chiesa.
Le strutture accolgono 19 ragazzi in forma residenziale e altri 45 in attività diurne e percorsi lavorativi.
Si tratta di giovani e minori che non hanno famiglie in grado di seguirli o che vivono situazioni complesse, affidati in alcuni casi dal tribunale o seguiti dai servizi sociali.
Il modello è inclusivo: i ragazzi frequentano la scuola, partecipano a laboratori, e quando possibile tornano a casa nel weekend, costruendo un equilibrio di vita.
Ma la vera novità sta nel modo di intendere l’accoglienza: non solo protezione, ma opportunità di crescita, formazione e autonomia.
L’agricoltura sociale è stato il punto di partenza: da lì è nato il birrificio “L’Abbarrato” (2020), dove i giovani seguono ogni fase della produzione — dalla scelta delle materie prime all’etichettatura e alla vendita online.
Nel 2022 è stato inaugurato anche il progetto “FarFood”, un agriturismo che unisce cucina a km 0 e coltivazioni biologiche, curate dagli stessi ragazzi. Nei weekend, da primavera ad autunno, servono piatti preparati con i prodotti dei loro campi: un’economia che unisce dignità, sostenibilità e territorio.
Grazie ai fondi 8×1000, è stato possibile inaugurare le due strutture socio assistenziali e dare continuità ai progetti.
Dietro ogni numero, però, ci sono volti e storie: un giovane arrivato con gravi crisi autolesive oggi quasi guarito; altri che hanno trovato lavoro, ricostruito relazioni, riconquistato un posto nel mondo.
Queste esperienze mostrano che la carità può diventare rigenerazione, e che la Diocesi, con la Caritas e una rete di parrocchie e volontari, sta costruendo un modello di inclusione che unisce educazione, spiritualità e lavoro.
Antenna 00100 e Antennina 00100 non sono solo strutture: sono un’opera segno della Diocesi, una testimonianza viva di come la Chiesa possa accompagnare la fragilità e trasformarla in speranza.
Come partecipare
Partecipare all’Avvento di carità significa molto più che donare. Significa mettere il proprio cuore al servizio della comunità, essere parte attiva di un cammino comune. La Caritas Diocesana invita a: Destinare un’offerta libera, consapevoli che ogni contributo – piccolo o grande – fa la differenza; Promuovere nelle parrocchie momenti di preghiera, riflessione e sensibilizzazione sulla carità come stile di vita; Coinvolgere giovani e famiglie nelle iniziative di solidarietà e volontariato; Raccontare le storie, far conoscere i progetti e le testimonianze dei ragazzi e dei sacerdoti, perché la carità cresce quando è condivisa.
In questo modo, la raccolta non sarà solo un bilancio economico, ma una narrazione di presenza, di partecipazione e di speranza.
Una Chiesa che dona speranza
Nel nostro tempo – segnato da fragilità, diseguaglianze, solitudini – la comunità cristiana è chiamata a essere segno della speranza del Vangelo. L’evento dell’Avvento di carità vuole ricordare che «non c’è carità senza comunione, non c’è comunione senza carità».
Servire «chi ha servito» non è solo un gesto “buono”: è un atto di fede e di giustizia evangelica.
Allo stesso modo, stare accanto ai giovani fragili significa costruire una società più inclusiva, più umana, più vera.
L’Avvento di carità richiama tutti: sacerdoti, laici, famiglie, giovani. Nessuno è escluso.
Ognuno ha un dono da offrire, un gesto da compiere, un modo per esserci.
Insieme possiamo contribuire a un Natale che non solo celebra, ma trasforma.
In questo Avvento, la proposta della Caritas Diocesana ci invita a guardare con occhi nuovi.
Non solo all’albero e alle luci, ma alle mani che attendono, alle vite che rinascono, ai luoghi che tornano a fiorire.
Donare non è solo un atto, ma una partecipazione alla storia della nostra Diocesi: un cammino di comunità che cura, accoglie, rigenera. Sostenere la casa per sacerdoti e i progetti Antenna 00100 e Antennina 00100 significa scegliere una Chiesa che fa sul serio con la carità, che crede nel cambiamento e cammina con chi è ai margini.
E così, preparandoci al Natale, riconosciamo che «Colui che viene» è già qui — nei volti dei fratelli e delle sorelle che la Chiesa abbraccia ogni giorno. L’Avvento diventa allora un cammino di conversione e di speranza condivisa.
La Chiesa di Civita Castellana, con la Caritas, rilancia questa sfida:
che ciascuno di noi possa dire “eccomi”, “ci sono”, “cammino con te”.
E che insieme possiamo rendere reale la carità, nei gesti silenziosi e nelle scelte generative.
Auguriamo a tutti un cammino di Avvento davvero “di carità” — in cui il buon seme gettato possa dare frutto a una comunità più viva, più fraterna, più umana.


