La storia di Georgeta

"Ama le persone. Amale ad una ad una. Rispetta il cammino di tutti, lineare o travagliato che sia, perché ognuno ha la sua storia da raccontare. Anche ognuno di noi ha la propria storia da raccontare. Ogni bambino che nasce è la promessa di una vita che ancora una volta si dimostra più forte della morte. Ogni amore che sorge è una potenza di trasformazione che anela alla felicità." (Papa Francesco)

Magra, svelta, quando arriva e si mette in fila, da dentro il container dove prepariamo i pacchi alimentari, capiamo subito che è lei. Dalla risata. Breve e squillante.

Georgeta ha 43 anni e viene dalla Romania, dove ha lasciato tre figli che ormai si sono fatti grandi. Il più piccolo ha 16 anni, gli altri due 18 e 20. Sono cresciuti con lo zio, il fratello di Georgeta, lontani dalla madre. “Ma sempre sulle spalle della mamma” ci tiene a precisare “Ho sempre mandato soldi a casa e continuo a mandarli, ma non hanno voluto trasferirsi in Italia. Hanno preferito restare in Romania”.

Georgeta viveva a Bacau, con il marito e primi tre figli.

“Mio padre e mia madre erano morti e mio marito decise di venire in Italia.  Io, invece, rimasi a casa con i bambini.”

L’obiettivo (sogno, speranza) è quello di tutti i migranti: trovare un lavoro, mandare i soldi a casa per garantire a chi è rimasto una vita migliore, costruirsi un futuro.  Ma le cose vanno in maniera diversa.

“Non ci mandava nulla.  Quello che guadagnava, lo sprecava giocando. In 5 anni ci ha spedito 300 euro”.

Il marito di Georgeta giocava anche in Romania, prima di partire. Georgeta sperava che in un altro Paese avrebbe smesso. Ma non è successo.

“Mi sono messa a lavorare ma in Romania non ce la facevo a tirare avanti, così sono venuta anch’io in Italia. I bambini sono rimasti con mio fratello. Lavoravo giorno e notte per mandare i soldi a casa. Lui però l’ho lasciato, non era possibile starci assieme”.

Prima Georgeta lavora a Sorrento, poi il figlio minore si ammala e lei torna a casa per qualche mese. Quando si riprende riparte per l’Italia.

“Trovai lavoro a Santa Marinella, in una casa di riposo dove mi davano anche un posto per dormire. Lo stipendio era buono e lo mandavo tutto a casa”.

 A Santa Marinella Georgeta incontra un nuovo compagno. “Avevo paura a mettermi con un altro maschio. Il mio primo marito buttava al gioco tutto quello che guadagnava e qualche volta mi menava pure”.

Le cose però vanno meglio. Lui lavora a Campagnano e quindi Georgeta si trasferisce qui. Hanno tre figli di 6, 11 e 7 anni. “Voglio educarli bene, come si deve. Stargli vicino, ho paura che mi sfuggano”.

E gli altri? Quelli rimasti in Romania? “Ho provato a portarli qui e un po’ sono rimasti. Ma non erano abituati. Non riuscivano a inserirsi. Soprattutto con la scuola. Piangevano. Volevano tornare in Romania. Mio fratello non ha figli e li ha un po’ viziati”.

Georgeta vorrebbe che restassero con lei, che formassero un’unica grande famiglia. Ma gli anni passati lontani pesano. I ragazzi In Italia non si trovano bene, per loro non è “casa” anche se c’è la mamma.

“Dentro di me c’è un dolore che non posso spiegare. Ma per loro è meglio stare là”. Studiano tutti.  Georgeta continua a mandargli i soldi per mantenerli e pagargli gli studi. La più grande vuole fare l’infermiera. “Una volta, mentre stavano qui in Italia, è tornata a casa strana. Gli ho chiesto cosa aveva ma non mi voleva rispondere. Mi sono avvicinata e ho sentito l’odore e ho capito che aveva fumato erba. E’ stata l’unica volta che ho alzato le mani. Ero come ubriaca. Non ho combattuto tanto, non mi sono sacrificata per vederla fare stronzate. Ho perso la testa, però lei ha capito”.

“Ora li vedo una o due volte l’anno. Che devo dire? Se stanno bene loro, sto bene anche io”. Con il padre invece i rapporti si sono interrotti da molto tempo. “Non ci hanno più voluto parlare.  Quello più grande dice che ha solo la madre”

Gli altri tre figli, quelli nati in Italia, Georgeta vuole che crescano qui. “Non li ho mai portati in Romania: hanno conosciuto i fratelli quando sono venuti in Italia”.

Spera che prendano la cittadinanza italiana.

Georgeta sorride. Di denti gliene sono rimasti pochi e soldi per metterne di nuovi non ne ha. Ma sorride lo stesso.

“Ho passato tanti guai.  Il sorriso però non mi è mai mancato”.

“E’ questa la mia forza: è la forza delle donne: senza di noi i maschi sarebbero perduti” 

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